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la scrivania

An empty desk means an empty mind: una scrivania vuota significa una testa vuota, così è scritto sulla porta di uno studio da queste parti. La vostra scrivania cosa contiene?

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ricomincio il viaggio

Ho percorso in treno un profilo dell’amato stivale. Tempo stimato: 7 ore. Tempo reale: 8 ore. Poteva anche andare peggio. Sono salita su un regionale della città del commercio, del porto, dei carrugi. Le sue vie accumulano parimenti polvere ed afa in questi giorni di caldo gonfio d’acqua. Mi hanno accompagnato alla stazione seminando grigio sui miei vestiti.

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changes without chains

Ci sono dei cambiamenti che avvengono. Avvengono quasi per forza, per natura, per un destino che si impadronisce di noi o per una scelta talmente naturale che non possiamo che avvallare. Non sono cambiamenti imposti dall’esterno, ma da noi stessi, a volte in maniera inconsapevole. E’ come ritrovarsi a percorrere una strada, difficile e insicura, consci di essere sul percorso giusto, ma smarriti come è smarrito colui che ad un certo punto, improvvisamente, si trova diverso da ieri, e capisce le difficoltà a cui va incontro.

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ad alcuni piace la poesia


Ad alcuni-
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace-
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’e’ mai la poesia?
Piu’ d’una risposta incerta
e’ stata gia’ data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

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lui e noi

Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre. Ma in questo momento non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere così, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare mia madre senza paura e senza spaventarla. Cazzo, ho solo ventotto anni! E voglio ancora scrivere. Roberto Saviano, La Repubblica, 15 ottobre 2008 –

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Attila e la stella

Non riesco a togliermela dalla testa in questi giorni…se non la conoscete, ascoltatela!

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trial and error

Trial and error, è come dire di utilizzare un metodo semplice per risolvere questioni complicate.

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giardini

 

Mentre il cielo s’increspava in una venatura rosea, tacita conferma di tramonto cittadino, Giuseppe si disse che non poteva lasciare che un così piccolo errore increspasse la resa ed il successo di una vita intera. Tutto avrebbe potuto continuare a procedere sui soliti binari, a partire dai piccoli particolari sino alle cose fondamentali, quelle che quando si perdono si riconoscono quali importanti. Del resto nell’aria non c’era nulla di sospetto, di rilevabile, d’insolito. Proseguiva la sua solita passeggiata con l’intenzione di seguire le proprie abitudini, che riconosceva quali le più sicure roccaforti della propria normalità. Aveva infatti guadagnato la sua buona mezzora dall’orario di uscita dal lavoro, per procedere al rilassante e piacevole percorso ai giardini. I cancelli a quell’ora rimanevano aperti a metà, ché il custode aveva sempre fretta d’andarsene, ma allo stesso tempo si era in anticipo di trenta minuti sull’orario ufficiale di chiusura, per cui accostare seppur blandamente i cancelli, non era concesso. Il percorso circolare, segnato dalle vecchie panchine metalliche dipinte di verde, non era poi granché per un parco pubblico al centro della grande città e che dava placidamente le spalle all’edificio del potere simbolico più forte, quello del Quirinale. Eppure quel parco, ignoto ai percorsi turistici, così come alle coppiette in cerca di un complice nascondiglio, aveva sempre attirato la sua attenzione. Lo scoprì ventenne, studente fuorisede abituato a bighellonare per la grande città con una costante tensione alla scoperta di angoli curiosi ed insoliti nascosti nella metropoli. Finito il pomeriggio di studio, in perfetta sintonia con gli elementi naturali che rosseggiavano aldilà degli edifici ancora brulicanti di lavoro, abbandonava la residenza e se ne andava ad esplorare la città, a volte con amici, ma più spesso da solo. La solitudine gli restituiva un maggior piacere nella conseguente scoperta di vie, edifici, particolari architettonici non rintracciabili da quei comuni cittadini che calcavano la città quasi fosse un palco deserto, accecati dal proprio essere a tal punto di vedersi protagonisti ignorando la splendida ed affastellata scenografia. Così un giorno, dopo aver scoperto la piccola chiesa gioiello del Bernini, lasciatosi alle spalle l’incrocio delle 4 fontane, si ritrovò di fronte al cancello aperto di un piccolo parco pubblico. Sebbene il titolo altisonante di Giardini del Quirinale potesse trarre in inganno, suggerendo un parco fiorito e in perfetto ordine, il verde cupo e fitto che s’incontrava appena varcato il cancello, prometteva un’area decisamente  meno disciplinata dai giardinieri di quanto ci si potesse aspettare. Pochi fiori stagionali disegnavano piccole aiuole a delimitare piccoli arbusti, mentre il fulcro del parco era decisamente costituito dagli alberi, verdi ed alti, che costruivano un tetto compatto a tutta l’area, impedendo efficacemente ai raggi del sole di filtrare, ad eccezione di pochi punti luminosi rubati qua e là, che andavano ad ingioiellare una fontana di pietra e qualche panchina.

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30 anni fa

il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione di Cinisi operata da speculatori e gruppi mafiosi, viene ritrovato un corpo dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico , o, in subordine, di un suicidio. Nel 1998, presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un comitato sul caso ed è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Quel corpo, il corpo di Peppino Impastato, sanguina ancora in questo silenzio. Questo silenzio delle istituzioni e della gente semplice ed onesta, che dopo 30 anni dovrebbe avere mille radio AUT a gridare il coraggio della giustizia e dell’uguaglianza di fronte alla legge, mi appare oggi devastante. Però…

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Buon Compleanno Rita

Buon Compleanno Rita.

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